Perché l’agricoltura biologica contribuisce a proteggere l’ambiente e rispetta il benessere degli animali?

L’agricoltura biologica contribuisce alla protezione dell’ambiente

I produttori biologici non possono utilizzare sostanze di sintesi chimica e le loro produzioni non possono contenere residui di esse; dunque l’agricoltura biologica non inquina i terreni e l’ambiente agricolo.

In realtà l’agricoltura biologica preserva la fertilità dei terreni perché è attenta al bilancio della sostanza organica degli stessi ed evita che, al fine dei cicli produttivi, i terreni si impoveriscano. Le rotazioni colturali ed il sovescio, per esempio, contribuiscono al mantenimento della fertilità del terreno che, in agricoltura biologica, è considerato un organismo vivente. Per questo, al fine di mantenerlo vivo con la sua microfauna, le lavorazioni sono leggere e superficiali e viene bandito il diserbo chimico,  insieme ai concimi chimici azotati e fosfatici, maggiore responsabile dell’inquinamento delle falde acquifere.

I terreni coltivati in forma intensiva sono soggetti ad un calo della fertilità e della capacità produttiva. Alcuni studi stimano che quasi il 40% dei terreni coltivati intensivamente andrà perso entro il 2050. Al contrario, i terreni biologici tendono a mantenere le proprietà biologiche, fisiche e chimiche nel corso del tempo, mantenendo la produttività e garantendo di conseguenza la sicurezza alimentare a lungo termine.

Grazie al non utilizzo di fertilizzanti di sintesi chimica, l’agricoltura biologica contribuisce alla riduzione di emissioni di gas serra. Secondo il Rodale Institute (http:// rodaleinstitute.org/fst), l’agricoltura bio usa il 45% in meno di energia rispetto a quella convenzionale e fa un uso più efficiente dell’energia; i sistemi agricoli convenzionali producono il 40% in più di gas-serra; i suoli bio hanno una funzione di carbon sink, che è mediamente quantificabile in 0,5 tonnellate per ettaro l’anno.

L’agricoltore biologico è attento alla biodiversità, sceglie il più possibile specie e cultivar locali, cura fossati e siepi luoghi privilegiati della biodiversità vegetale ed animale. Per tutti questi motivi l’agricoltura biologica contribuisce a preservare la salubrità dell’ambiente e rispetta la salute dei consumatori e dei produttori.

Alla base della zootecnia biologica c’è il benessere animale

L’allevamento biologico richiede una superficie a disposizione degli animali molto superiore a quella utilizzata nell’allevamento convenzionale; cioè nello stesso terreno i capi biologici sono la metà di quelli previsti in pari allevamento convenzionale; l’alimentazione deve essere di origine biologica e preferibilmente di origine aziendale; inoltre si prevede che gli animali biologici debbano essere lasciati al pascolo, non possano essere legati con catene quando stanno in stalla e sono vietate alcune pratiche di mutilazione degli animali come il taglio del becco nel pollame o delle corna e della coda nei bovini.

Un allevamento basato sul metodo biologico deve essere strettamente legato alla terra, tanto da non prevedere in alcun modo la produzione animale “senza terra”, fatta cioè solo con strutture destinate a questo scopo. Per allevare animali biologici, inoltre, anche il terreno deve essere bio, cioè lavorato senza l’impiego di pesticidi nocivi che possano lasciare residui nei prodotti poi somministrati agli animali.

La libertà di movimento, sia nei ricoveri, sia all’esterno, con la possibilità di avere accesso a pascoli o spiazzi all’aperto deve essere garantita. Importanti anche le norme sull’alimentazione che deve essere equilibrata secondo i fabbisogni nutrizionali di ciascuna specie e deve essere basata su alimenti di origine biologica, dai foraggi ai mangimi con esclusione assoluta di OGM. Sono proibite le forzature alimentari.

Discorso a parte riguarda la cura delle malattie degli animali: in via prioritaria devono essere impiegate tecniche mediche “naturali” come l’omeopatia e, qualora si renda necessario per la sopravvivenza dell’animale, utilizzare medicine di sintesi chimica solo sotto la responsabilità del veterinario ( in questo caso l’animale trattato deve essere isolato). Se fossero necessari più di tre cicli di cure in 12 mesi (o più di uno per individui di età inferiore a un anno), l’animale o i prodotti derivati non potranno essere venduti come biologici e occorrerà prevedere un periodo di conversione per tornare ai parametri prestabiliti. Inoltre, non possono essere utilizzati stimolatori di crescita o trattamenti ormonali per incrementare le rese produttive.

https://enrd.ec.europa.eu/it/policy-in-action/cap-towards-2020/rdp-programming-2014-2020

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